Cazza la gomena, è Domenica.

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La Domenica mi turba, c’è poco da fare.

Ci sono le partite o la Formula 1 (aborro!), ci sono i contenitori TV con la d’Urso o Giletti e le loro mimiche facciali da circo equestre (aborro!), ci sono gli automobilisti stanchi che occupano 3 corsie con una Fiat Punto in barba a tutte le leggi della fisica quantistica (aborro gli automobilisti stanchi, non la quantistica), il tempo immobile (aborro!), l’ipocrisia delle funzioni religiose (aborro!) e delle pettegole che affollano la piazza del paese e dei quartieri (aborro!) e la mia personalissima e stucchevole mania di ripetere la stessa cose più volte (aborro!).

La palestra è aperta soltanto di mattina, in effetti ci son già stato. Devo quindi arrendermi al tedio post-prandiale. Non mi resta che scorrere mentalmente le possibili alternative e depennarle una ad una:

– Dormire. Non ho voglia di dormire.

– Dedicarmi alle serie TV, ma quelle interessanti le divoro già nelle serate infrasettimanali.

– Museo. C’è una retrospettiva su Henri Cartier Bresson al museo dell’Ara Pacis o Escher al Chiostro del Bramante. Ah già, è Domenica e ci sarà troppa gente per i miei gusti.

– Un film. Scherziamo? Riuscite davvero a guardare un film intero stando da soli sul divano senza deprimervi per l’essere in età da marito e senza uno straccio di beccafico che strambi a poppa e cazzi la gomera sotto il plaid insieme a voi? Diamine se siete strani.

– Leggere. Significherebbe dormire e non ho voglia di dormire.

– Fare un dolce. Sono a dieta e non ho nessuno a cui propinarlo (non che si siano mai lamentati, eh!). E poi i dolci si fanno con affetto, per qualcuno. Uno NON si prepara una meravigliosa torta cioccolato e pere per sé, fa troppo commedia romantica anni ’90.

– Le foto di Istanbul, dovrei sistemarle. Correndo il rischio di provocarmi un attacco di nostalgia turbinante con conseguente terapia d’urto ipercalorica a base di tutto quello che c’è in dispensa, sensi di colpa fulminanti e adiposità localizzate in corso di delocalizzazione, col culo che mi faccio poi in palestra per metter su un fisico decente. No, grazie.

– Vari ed eventuali inviti sono rimandati alla sera, quindi devo trovare la chiave per sopravvivere a questo pomeriggio.

Inutile girarci intorno. La verità è che la Domenica non mi piace perché è un momento d’intimità ed al momento posso definirmi intimo soltanto con la biancheria e col detergente (e solo perché intimi per definizione). Per me la Domenica è passeggiata fuori porta con un panino, riprendersi dal Sabato sera, cucinare per due, giocare insieme con la Wii, bere una tisana, invitare qualcuno a cena e ordinare la pizza perché non si ha voglia di sporcare la cucina. La Domenica è il fai-da-te, annaffiare le piante, le incursioni di un Agapornis Roseicollis (in foto) che ti morde le orecchie se non gli presti attenzione ed un film intero stando sul divano con il beccafico che stramba a poppa e cazza la gomera sotto il plaid.

Questa intimità mi manca. In questo fortunatamente breve momento di serietà non posso far a meno di notare che quando si ha qualcosa e poi lo si perde, tutto cambia sapore. I ricordi trasformano il non-aver-avuto in non-aver-più. All’amaro si mischia quella nota dolce di contrasto che un po’ fa male e che di Domenica quasi uccide.

E se le opzioni sembrano finite me ne invento di altre e mi obbligo a scegliere. Mi vesto, prendo il tram e passeggio per Roma, fortunatamente abbastanza grande da contenere me, il mio odio per la Domenica e questo brutto sapore che ho in bocca.

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