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Istanbul

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Vorrei scrivere qualcosa di bello e di interessante. Qualcosa che riesca a trasmettere quanto questo luogo mi abbia colpito, il bello di stare sulle spine per i primi giorni e poi sentirsi a casa. Ma non ne sono capace.

Questo viaggio è stato un caso. La destinazione era un’altra e la Turchia doveva essere soltanto uno scalo. I piani sono cambiati e la sorpresa è stata magnifica.

Istanbul è un luogo strano, un frullato di oriente ed occidente. Ti ritrovi ad essere circondato da contrasti: donne con abitini estivi e gambe scoperte, donne con il velo ed il viso truccato, donne che camminano spensierate e coperte da nuvole di tessuto nero fin sopra gli occhi;
La modernità delle vetrine dei negozi con l’eleganza del nero e del giallo limone dei banchi di venditori di cozze; Quartieri caotici, baracche ed una linea metro nuovissima che passa sotto ad un braccio di mare; La gente che si lava i piedi nei bagni e nelle moschee al richiamo della preghiera e quella che continua a scrivere al cellulare seduta bevendo tè. Nonostante le persone, gli odori, i suoni siano diversi c’è un’energia simile a quella di Roma, una forza che nasce da millenni di storia, invasioni, domini e contaminazioni. E come per Roma, per Istanbul è amore.

Le persone sono sfuggenti, timide ma ospitali. La città è immensa e sempre diversa, il Corno d’Oro è caotico ma magnifico. Il Bosforo separa due continenti ma li tiene uniti. Le Isole dei Principi poi, sono un gioiello.

Il sapore del cibo, il bagno con le meduse nel mar di Marmara, la mia guida turca Dogus, il tatuaggio che ci siamo fatti tutti e tre sul costato, il bagno turco, il massaggio e il vecchio che ti insapona, la voglia e l’incapacità di contrattare i prezzi, il perderci e mettere piede in Asia, il caffè e il negozietto davanti alla torre di Galata, il bar all’ultimo piano con una vista spettacolare, la disco affollatissima che non riesci a muoverti, il ristorante sulla scogliera,
il giro dell’isola in bicicletta. Tutte cose che non ho potuto fotografare ma che vorrei potervi far viver attraverso i miei occhi.

E quando sento parlar male dei turchi mi basta dirgli “A San Pietro se hai le spalle scoperte ti cacciano dalla chiesa. In Turchia ti prestano un telo pur di farti visitare la moschea”.

 

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